Come progettare eventi aziendali neuroinclusivi, considerando i diversi modi di partecipare, comunicare e vivere un’esperienza.

Me lo sto chiedendo sempre più spesso.

Dopo tanti anni passati a organizzare eventi, so bene quante cose devono funzionare perché una giornata fili liscia: la location, gli orari, il catering, i fornitori, la scaletta, i relatori, lo staff.

Poi arrivano le persone.

È lì che mi sono resa conto che c’è un’altra parte dell’organizzazione che vale la pena guardare: come viene vissuto l’evento da chi partecipa?

Perché lo stesso evento può essere vissuto in modi completamente diversi.

Una persona arriva, guarda il programma e parte tranquilla.

Un’altra ha bisogno di capire prima dove si trova la sala, quanto durerà la giornata e quando potrà fare una pausa.

Una si butta nel networking senza pensarci.

Un’altra preferisce osservare un po’ prima di entrare in una conversazione.

Una segue senza problemi una giornata piena di incontri.

Un’altra, dopo qualche ora, ha semplicemente bisogno di cinque minuti di silenzio.

Sono persone diverse oppure è la stessa persona, ma in una giornata diversa.

Non è una questione di diagnosi

Questa per me è una distinzione importante.

Una persona può avere bisogno di informazioni più chiare, di una pausa o di un ambiente meno stimolante perché è neurodivergente.

Può averne bisogno anche perché ha dormito poco, ha viaggiato per quattro ore, arriva da una mattinata piena di riunioni oppure ha semplicemente la testa piena.

Una pausa può essere preziosa per chi si affatica facilmente con gli stimoli, ma anche per chi ha passato tutta la mattina a lavorare.

Avere informazioni chiare prima dell’evento può essere importante per una persona autistica, ma anche per chi non conosce la location e ha dieci minuti per trovare la sala.

Sapere cosa succederà dopo può essere utile a una persona con ADHD, ma anche a chi sta cercando di capire come incastrare quell’evento con il resto della giornata.

La stessa scelta organizzativa può rispondere a esigenze molto diverse.

Per questo non mi interessa progettare eventi “per i neurodivergenti”.

Mi interessa progettare eventi che tengano conto del fatto che le persone funzionano in modi diversi e che anche la stessa persona può avere esigenze diverse a seconda del momento in cui si trova.

E allora cosa cambia nell’organizzazione?

Cambia il punto da cui guardiamo l’evento.

Non ci chiediamo soltanto se il programma è completo, ci chiediamo se è comprensibile.

Non pensiamo soltanto a dove mettere le persone, pensiamo anche a come si orienteranno nello spazio.

Non organizziamo soltanto una pausa perché “da programma ci sono venti minuti”.

Ci chiediamo se quella pausa permette davvero di recuperare energie.

Non pensiamo soltanto a creare occasioni di networking, ci chiediamo se esistono modi diversi per entrare in relazione.

Significa progettare tenendo conto della variabilità delle persone.

A volte questo porterà a cambiare qualcosa, a volte ci farà scoprire che quello che abbiamo già progettato funziona benissimo. In entrambi i casi abbiamo fatto una cosa importante: abbiamo smesso di dare per scontato che tutti vivano l’evento nello stesso modo.

Un evento neuroinclusivo parte da qui

È questo il punto da cui stiamo costruendo il nostro lavoro sugli eventi aziendali neuroinclusivi.

Non vogliamo insegnare a chi organizza eventi come si organizza un evento.

Chi lavora in questo settore lo sa già.

Vogliamo portare un punto di osservazione in più.

Possiamo rileggere un evento che è già stato progettato e individuare accorgimenti e soluzioni concrete.

Possiamo co-progettare un evento dall’inizio, considerando i diversi modi di partecipare, comunicare e vivere l’esperienza.

Possiamo lavorare con il team perché questo modo di progettare diventi uno strumento utilizzabile anche nei futuri eventi.

Un evento deve certamente funzionare, per chi lo organizza, per chi ci lavora e per chi ci partecipa.

La domanda che aggiungiamo è semplice:

Come possiamo progettare un’esperienza che lasci più possibilità alle persone di esserci, partecipare e viverla nel modo più adatto a loro?

Per me, la progettazione neuroinclusiva comincia proprio da qui.

Hai un evento in programma? Raccontamelo.

Potremmo guardarlo insieme da un punto di vista che, forse, finora non avevi considerato.