Formazione neuroinclusiva: quando imparare diventa un’occasione per rimettersi in gioco

Un percorso formativo con ABF, sei ragazzi e un obiettivo: trasformare l’apprendimento in un’esperienza di partecipazione, collaborazione e crescita.

Nel mio lavoro di formatrice presso ABF, incontro persone con storie, esperienze e modi di apprendere differenti. Tra i percorsi che seguo, quello dedicato ai NEET — giovani che non studiano e non lavorano — ha un significato particolare.

Perché la formazione può essere molto più dell’acquisizione di competenze professionali: può diventare un’occasione per ritrovare fiducia, sperimentarsi e riconoscere le proprie capacità.

Da dove siamo partiti: sei ragazzi e il mondo della vendita

Il percorso era dedicato alla formazione nell’ambito delle vendite. Un tema concreto, fatto di comunicazione, relazione con il cliente, presentazione dei prodotti e gestione delle situazioni quotidiane.

Ma prima di imparare a vendere, c’era qualcosa di più importante da costruire: uno spazio in cui potersi mettere in gioco senza sentirsi giudicati.

Siamo partiti dalle conoscenze e dalle esperienze di ciascuno, dalle domande, dai dubbi e dalle difficoltà. Senza dare per scontato che tutti avessero lo stesso punto di partenza o imparassero nello stesso modo.

L’obiettivo non era riempire sei teste con le stesse informazioni, ma creare le condizioni perché sei persone potessero apprendere, ciascuna attraverso il proprio percorso.

Imparare attraverso il dialogo, la collaborazione e il fare

Per rendere la formazione coinvolgente, ho scelto di alternare spiegazioni, confronto, attività pratiche e momenti di riflessione.

Il dialogo ci ha permesso di partire dalle esperienze dei ragazzi, raccogliere punti di vista e costruire collegamenti con situazioni reali.

La collaborazione ha dato spazio alle idee di tutti, permettendo di confrontarsi, trovare soluzioni e imparare anche attraverso il contributo degli altri.

Il fare ha trasformato i concetti in esperienze concrete. Simulare situazioni di vendita, ragionare su come accogliere un cliente o affrontare una difficoltà ha reso i contenuti più comprensibili e utilizzabili.

Perché un concetto spiegato può essere compreso, ma è spesso quando lo sperimentiamo che iniziamo a capire come applicarlo.

Come rendere la formazione neuroinclusiva?

Una formazione neuroinclusiva tiene conto del fatto che le persone possono avere modalità differenti di attenzione, comunicazione, comprensione ed elaborazione delle informazioni.

Non significa costruire un percorso diverso per ogni partecipante, ma progettare un contesto in cui siano possibili più modi di partecipare e apprendere.

Nel concreto, significa prestare attenzione ad alcuni aspetti.

  • Comunicazione chiara: consegne comprensibili, obiettivi espliciti e informazioni organizzate.
  • Attività diversificate: alternare ascolto, confronto, scrittura, movimento ed esercitazioni pratiche.
  • Apprendimento concreto: utilizzare esempi vicini alla realtà e trasformare la teoria in situazioni da sperimentare.
  • Tempi e modalità flessibili: lasciare spazio a domande, chiarimenti e tempi di elaborazione differenti.
  • Clima non giudicante: permettere di sbagliare, provare di nuovo ed esprimere dubbi senza paura di essere svalutati.
  • Feedback costruttivi: riconoscere i progressi, dare indicazioni precise e aiutare ciascuno a individuare il passo successivo.

Sono scelte che possono facilitare la partecipazione di persone neurodivergenti, ma che possono rendere l’esperienza formativa più accessibile e significativa per tutti.

Dall’emarginazione all’inclusione: cambia il modo di guardare alle persone

Lavorare con i NEET significa confrontarsi anche con percorsi in cui la partecipazione alla formazione e al lavoro si è interrotta, talvolta accompagnata da esperienze di insuccesso o dalla sensazione di non essere all’altezza.

Per questo è importante evitare di definire una persona attraverso ciò che le manca, ciò che non sa ancora fare o le difficoltà che incontra.

Il punto di partenza non è il giudizio, ma la possibilità.

Possibilità di fare domande, di provare, di sbagliare, di scoprire una capacità che non si sapeva di avere. Possibilità di contribuire al lavoro del gruppo e di riconoscere il valore del proprio percorso.

La formazione, in questo senso, non è soltanto trasmissione di contenuti. È anche relazione, esperienza e costruzione di fiducia.

Dove siamo arrivati

Il percorso ci ha permesso di lavorare sulle competenze legate alla vendita e sulla comunicazione, ma anche di sperimentare un modo di apprendere fondato sulla partecipazione attiva.

Il risultato più importante, per me, è aver costruito uno spazio in cui i ragazzi potessero confrontarsi con i contenuti, mettere alla prova le proprie idee e trovare modalità personali per affrontare le attività.

Ogni percorso formativo ha i suoi tempi e i suoi risultati. Non esiste una formula uguale per tutti, e l’inclusione non si misura soltanto attraverso una prestazione finale.

Si costruisce anche nelle piccole scelte quotidiane: una consegna spiegata meglio, un’attività ripensata, una domanda accolta, un errore trasformato in un’occasione per imparare.

La formazione che vorrei continuare a costruire

L’esperienza con ABF rafforza una convinzione che porto nel mio lavoro: una formazione efficace è una formazione progettata per persone reali, non per un partecipante ideale che impara sempre nello stesso modo.

Una formazione neuroinclusiva non abbassa le aspettative. Cerca piuttosto di rimuovere gli ostacoli che impediscono alle persone di partecipare e dimostrare ciò che sanno fare.

Perché includere significa creare le condizioni per esserci, contribuire e imparare.

E perché, prima ancora di insegnare una competenza professionale, possiamo offrire un’esperienza in cui ciascuno abbia la possibilità di scoprire che può ancora imparare, crescere e rimettersi in gioco.

La formazione neuroinclusiva è utile anche a chi non è neurodivergente?

Sì. Molte strategie inclusive, come la chiarezza delle consegne, l’organizzazione delle informazioni e l’apprendimento pratico, possono facilitare la partecipazione di tutto il gruppo.

La formazione neuroinclusiva è utile anche a chi non è neurodivergente?

Sì. Molte strategie inclusive, come la chiarezza delle consegne, l’organizzazione delle informazioni e l’apprendimento pratico, possono facilitare la partecipazione di tutto il gruppo.